
a cura di Ezio Biagio
Si chiama "Deviazione di Mababa", ma altri la chiamano "Maledizione del Gunga Randa", è la "malattia" che colpisce, dicono i saggi locali, ogni cento lune nuove la popolazione che vive lungo il Fiumango, fiume incontaminato in piena giungla tropicale. La "malattia" che ha tutte le caratteristiche per essere un vero e proprio mistero per la comunità scientifica internazionale, si manifesta inizialmente come un comune raffreddore. Vie respiratorie infiammate, naso chiuso dal muco, mal di testa e leggera febbre. Poi però, la drammatica sorpresa...
Il problema è la seconda fase, infatti, quella che in un normale raffreddore è caratterizzata dallo scioglimento del muco e dall'uso copioso di fazzolettini. Ma non stiamo parlando di una malattia normale, stiamo parlando della "Deviazione di Mababa" o "Maledizione del Gunga Randa" e la seconda fase è che il muco si addensa in forma di rettile strisciante e al primo starnuto dal naso esce un serpente, si un serpe di moccio, il Gunga Randa per l'appunto o il Mababa a seconda della tribù a cui ci riferiamo.
I pochi medici che hanno raggiunto le popolazioni che vivono attorno al Fiumango non sanno dare spiegazioni, il mistero c'è e si è rivelato la settimana scorsa, l'appuntamento sarà tra cento lune nuove...
lunedì 8 settembre 2008
R&R, raffredore e rettili: da brividi
venerdì 5 settembre 2008
L'enigma degli animali di Scafagna
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Prima i cani hanno abbaiato e ululato una vecchia canzone anni sessanta “E viene notte, e vieni tu” dei Plexor, poi i gatti hanno miagolato all’unisono la Settima sinfonia in fa minore di Sgrattalì e le mucche l’hanno ripetuta muggendo. Ad un certo punto si è sentito un forte odore di formaggio ed è caduta qualche goccia verde dal cielo.
Dopo poche ore è stato trovato un gallo vestito con lo smoking e due galline in vestito da sera e scarpe di vernice rossa. L’indomani un toro camminava solo all’indietro, e ancora non si è ripreso. Un porcellino d’india è stato colpito da un forte attacco di aerofagia all’odore di muschio bianco.
Tutto questo avviene da una settimana a Scafagna nel pollinese. Eventi strani e singolari che coinvolgono il territorio e i suoi animali. Alcuni hanno parlato di intervento divino, altri di piogge acide, altri ancora di elettromagnetismo. Quello che resta è il mistero, e la curiosità di vedere cosa accadrà domani. Intanto ci giunge notizia che un ratto di campagna ha affrescato la sua tana rappresentando la storia del mondo, intitolando l'opera "dal big ben alla trappola per topi".
Robert Verza
martedì 22 luglio 2008
Trovata la prima barzelletta della storia dell'uomo!

a cura di Enzio Biagio
Eccezionale (e si meriterebbe la doppia Z) scoperta, è stata trovata la prima barzelletta della storia dell'uomo. La scoperta è da annoverare ai ricercatori dell'IHAJ (Institute of the History of Ancient Jokes) guidati dall'emerito prof. Jack Jackson Jakobi Jansenn Junior. "Erano anni che la ricercavamo" è stato il commento a caldo dell'emerito professore, visibilmente emozionato.
"Avevamo passato 10 anni, dico, 10 anni a scartabellare settimane enigmistiche, baracchini di libri usati, guardare film di indiana jones, guardare tutte le puntate de la sai l'ultima...ma sembravamo non trovare una via d'uscita. Poi, un mio allievo namibbiango, mi arriva a lezione con un amuleto, un elefante che ride in bronzo contornato da sette oranghi che applaudono tristi...si, esatto, era il Ridango, l'amuleto della ridancianità fertilizia dell'antico popolo dei Nigerrimi che abitava le sorgenti del Nillo. Da lì le ricerche e le scoperte, in terra egizia, del prezioso geroglifico".
A questo punto ho domandato al luminare se questa antica barzelletta facesse ridere anche oggi e se ce la potesse tradurre. La risposta quale è stata? Il professore mi ha guardato un momento e poi si è messo a ridere a crepapelle andadosene via con i suoi collaboratori, giusto il tempo di notare che al collo portava il Ridango originale...Il mistero continua?
lunedì 30 giugno 2008
Valle dei fossi - intervista sul mistero
VALLE DEI FOSSI - Ci siamo addentrati nella notte, vestiti come loro, con vestaglia e bicchiere e abbiamo aspettato il calare della nebbia. Lungo un sentiero ci hanno confidato alcuni segreti. (di Bob Lepre)
Innanzitutto grazie per la disponibilità, so quanto sia rischioso per lei. (mi versa del liquido sul bicchiere).
Prego, perchè rischioso? Beva intanto.
Beh, siete una sorta di setta e non volete che si raccontino i vostri segreti.Grazie, dev'essere lugghia.
Certo, lugghia locale. Mi spiace deluderla ma non siamo una setta. Siamo dei compaesani o comunque della stessa vallata. Quali segreti?
(Mi versa ancora lugghia) Mi stupisce, vi aggirate di notte con una vestaglia gialla, bevendo lugghia. Di notte, ripeto. In molti lo trovano misterioso.
Si ma se volete mi spiego. Prego, ne prenda ancora.
Grazie, vorrei. Si, mi racconti pure. (Si avvicinano due figure. Dal cappuccio sbuffano dei capelli di donna. La lugghia continua a scendere)
Ma quale migliore occasione. Le presento la lavandaia e la falegnama. Ecco, si, chieda a loro.
(Come da rito ci versano la loro bevanda). Salve, stavo chiedendo sul mistero che vi avvolge. Potete spiegarmi perchè vi aggirate così? Questa vostra lugghia inoltre ha un sapore strano. (Risponde la falegnama)
È lugghia e red chick. Vede, da queste parti non c'è molto da fare e ci piace stare in giro tra queste brume e l'aria fresca. Se vuole continuiamo la passeggiata assieme. La lugghia non manca. (La lavandaia e l'intervistato intanto continuano a scambiarsi le bevande) Si, proseguiamo. Continuo a non capire. Non siete una setta, non avete un capo e questa lugghia è fantastica.
Mi scusi allora, qual'è il problema? Sul fatto del capo invece si sbaglia.
Nessun problema, ci poniamo solo delle domande. Avete un capo dunque, chi è, posso parlarci?
No, non abbiamo un capo. Mi stavo solo prendengo gioco di lei. Trovo così affascinante essere intervistata. Cosa pensa, ci addentriamo nel bosco? c'è una collinetta lassù e il colpo d'occhio delle luci umane è meraviglioso.
Si, credo che per il momento possa andare bene così. Mi faccia pure strada.
giovedì 26 giugno 2008
Luci umane in Valle dei Fossi
La Valle dei Fossi è avvolta dalla nebbia e dal dubbio. Gli abitanti di quei luoghi lontani dalla civiltà stanno compiendo delle strane pratiche nottivaghe. (di Bob Lepre)
Si aggirano tra le brume con delle vestaglie gialle e con un affilato berretto dorato, portando con se un fiaschetto contenente il fortissimo distillato del frutto locale, la lugghia. Solo se c'è la nebbia, solo in tardi orari e senza compiere alcuno speciale rito. Si offrono le bevande in lunghi sorsi, pare scambino alcune frasi e poi riprendono il loro cammino. Se ne sono accorti gli automobilisti che passando da quelle parti, hanno scorto delle figure luminose e dalla dimensione umana muoversi tra la boscaglia. Non che sia illegale e tra l'altro si crea un affascinante colpo d'occhio dai pendii limitrofi, che sembra di osservare lucine o fiammelle sotto un velo sottile, ma s'è diffusa la curiosità intorno alla valle. I valfossani non lasciano sapere nulla e ai giornalisti che fanno domande rispondono con sorrisi vaghi. Per ora conosciamo solo la suggestione.
mercoledì 11 giugno 2008
Top Secret: Ufo o frisbee?
a cura di Idro Montagnelli
E' il 1957, South Befada, area protetta dal Governo, la famigerata: Area 00-00. Qui si raccolgono tutti i files contenenti dossier su avvistamenti, reperti, impronte, aneddoti e barzellette tutto sotto una sola dicitura: U.F.O. Oggi si aprono i sigilli di una parte dell'archivio segreto ed è subito mistero...
Il documento catalogato con il codice FU45681XV-LK-0123456789-TEN, parla di un avvistamento sospetto, anzi, molto sospetto, a pochi chilometri dalla base segreta, a DuffyDuckville, ridente cittadina di minatori. Un parco, due ragazzi apparentemente allegri e...un disco, un disco volante. Un Ufo? Viene scattata una foto e portata subito al Comando Segreto Supremo, è allarme, ma nascosto, la popolazione non deve spaventarsi. Per il bene della Nazione, del Governo e della WallDisney (la celebre casa di produzione di murales per bambini che ha i suoi studios in quello Stato). I due ragazzi spariscono così da un girono all'altro, prelevati dai SSMPS (Servizi Segreti Ma Parecchio Segreti) e non torneranno mai più a casa. Una macchia nella storia di questo Paese, un incredibile caso: ma quale Ufo era un frisbee, un innocuo disco di plastica! I parenti ancora in vita insorgono, ma il Governo tace: aprire vecchi cassetti per essere più trasparenti, non vuol dire sempre fare pulizia, alle volte saltano fuori "x-files" che avremmo voluto dimenticare.
venerdì 30 maggio 2008
Anusada: è davvero una rievocazione storica?
Critici isolani la difendono, professori universitari la smontano, gli spettatori aumentano. E si sa che agli spettatori più che gli aspetti storici interessa l'aspetto delle ragazze dell'isola ispanica... Ma come funziona Anusada? Le ragazze dell'isola tra i 18 e i 25 anni compiuti si ritrovano nella piazza centrale (Plaza de Rocho) e dopo aver bevuto vino e aver mangiato peperoncini maturi a grappoli iniziano a strapparsi le vesti a ritmo di flammenda, la danza tradizionale dell'isola (una sorta di tarantella). Una volta nude inizia la vera e propria anusada. Ovvero le ragazze si accovacciano e iniziano unasorta di "trenino" annusando la nuca di chi sta davanti. Ramon Ramirez Flautus, il maggior detrattore di Anusada, adduce antiche radici rituali all'evento oggi di carattere ormai quasi esclusivamente mondano: "Le donne dei Gueringi già nel 400 aC praticavano la Anusada". "Ma che Anusada e anusada, piuttosto è tutto una... porcada" è la piccata risposta di sir Sem Galletti, docente di Osford. La querelle continua, il pubblico aumenta di anno in anno e le ragazze dell'isola che compiono 26 anni piangono dalla disperazione per non poter più partecipare ad Anusada. Provare per credere.
venerdì 23 maggio 2008
"Brublo, ba narado!", ma non è scemo, parla Frulico arcaico!

a cura di Enzio Biagio
Si chiama Gennar Loiacon e tutti lo hanno sempre creduto pazzo o quanto meno scemo, in verità è il protagonista di una storia incredibile e da "scemo del villaggio" è diventato "mito della grande città", o quanto meno "il meno scemo del villaggio". E' una storia di mancanze la sua. A partire dal suo nome e cognome: le due "o" finali che non ci sono a causa di un errore all'anagrafe, ad esempio, sono la prima di una serie di mancanze di rispetto che caratterizzeranno la sua vita. Fino ad oggi.
Gli amichetti di Frulio sul Navischio (FT) chiedevano a Gennar se voleva giocare a palla e lui: "Carasmo!", sua nonna gli preparava i biscotti e lui: "Calavvio, ranna, mar trondi o nello?" e la nonna restava basita e lui ripeteva: "Ranna, calavvio mar trondi o nello?" ma ancora niente risposta. "E' scemo", ecco la diagnosi, sempliciotta si, ma c'è da capirli i parenti e i compaesani e anche il dottore ambulante che visitava una volta all'anno il paese: "E' scemo", lo avremmo detto anche noi probabilmente. E Gennar si rifugiava in angolo della sua cameretta a piangere e mugolare: "Brublo, ba narado!". Poi, tre mesi fa l'incontro con il luminare francese di Linguistica Paleontologica Comparata Sintagmatica il prof. Francois Jacques Lepilletons, che raggiunge in mountainbike (il professore ama le vacanze nella natura) il paesello di Frulio sul Navischio e si ferma per chiedere dove può trovare una locanda e la risposta è: "Grun ba danso, lumo pradonio col". Il professore non credeva alle sue orecchie e ribatte: "Carasmo! Fe dre brun Frulicos!". Si perchè aveva incontrato il nostro Gennar e proprio con Gennar aveva parlato il Frulico arcaico, lingua che pensava ormai morta e che non aveva mai parlato con un essere vivente. L'incredibile scoperta ha così fatto di Gennar una vera star, ma anche un vero mistero: come e dove ha imparato il Frulico arcaico visto che a Frulio sul Navischio nessuno lo parla più da almeno duecento anni? Un enigma che per ora non ha risposte, ma che ha dato una nuova vita, e migliore, al simpatico Gennar Loiacon. Un saluto a tutti, anzi, come direbbero Gennar o il professore: "Bu clausci na vulvi!"
lunedì 19 maggio 2008
Giallo a Camporognone: ballerina legata ad un albero con fila di salsicce, forse di cinghiale
Bedinella Grattaspallini, 32 anni, spogliarellista, è stata legata con una lunga fila di salsicce ad un albero subito fuori dal locale dove si era esibita ieri sera, il Birillo arzillo, poco fuori Camporognone. La donna, vestita ancora con gli abiti di scena (ieri sera interpretava l'infermiera in autoreggente) è in stato di shock. Gli inquirenti l'hanno condotta in questura per gli accertamenti di rito. Pare che le salsicce fossero di cinghiale. Non si conoscono altri particolari. Non appena avremo nuove notizie aggiorneremo i lettori de La Cipolla.
venerdì 9 maggio 2008
"Aiutatemi, vedo falli tra la frutta"
"Aiutatemi, vedo falli tra la frutta!" è stata l'accorata pudica confessione della giovane E.T. Una novella visionaria o una ragazzata? Non si è fatto in tempo a ragionare su una risposta che la giovane ha aggiunto: "Anche tra la verdura!". "Ma allora la ragazza dice il vero!", è lo stesso Gianfelice Del Casale, fruttivendolo onorario di Frulleto sul Mirne, che plaude la ragazza per il suo proferir sincero. E se lo dice il signor Del Casale... Tutti i conpaesani adesso gioiscono per la giovane fallovisionaria. E' davvero giusto interrogarsi sui "perchè", sui "ma forse", sui "però", "insomma", "oltretutto" di questa vicenda? E' necessario? Secondo la dott.ssa De Gaudis le "visioni" della giovane E.T. sono note alla letteratura medica, già Broid e Gliung avevano osservato comportamenti del genere in alcuni loro pazienti, anche se questi erano tutti vegetariani, mentre la nostra E.T. mangia anche la ciccia (e parecchia, ndr). Il mistero resta certo e ci si domanda come possa crescere e vivere una giovane donna in questo stato rispetto a cosa ha già visto (e vissuto), ma soprattutto se non dovesse modificarsi la sua delicata situazione. E fra trent'anni, chissà con che occhi ordinerà un'insalatona mista o una macedonia.
lunedì 5 maggio 2008
Giovane scopre un'amara verità: "Non ho futuro"
a cura di Idro Montagnelli
Siamo ad Arizzo, piccola cittadina all'ombra del noto centro termale di Vingonia, valle del Castrio, e il protagonista di questo dramma, Geief Chei, originario dell'Estistan, è in preda ad una grave crisi emotiva e personale. Decide così di rivolgersi ad una chiromante: "Per trovare delle risposte", dice ai nostri microfoni. Ma troverà solo altre domande: "E ben più gravi di quelle che adesso mi sembrano solo seghe mentali"
Si perchè la chiromante, dopo alcuni interminabili secondi intenta a guardare il palmo della mano sinistra del nostro sfortunato protagonista Geief Chei, alzando lentamente gli occhi inizia a piangere. "Allora? Può leggermi la mano, signora? Può leggere?", Geief implora la chiromante ma lei se ne resta immobile come perduta nell'oblio di una verità scomoda, di un oracolo amaro. "Signora, allora? Può leggere? Che c'è scritto? Sennò mi ridia i cinque dobloni che ho pagato!". La risposta? Dopo un ennesimo silenzio finalmente arriva, e tagliente: "Ragazzo, io leggo la mano della gente"
"Si, e allora?"
"Leggo, ma a patto che ci sia scritto qualcosa"
Ecco la tragedia che tinge con i suoi colori la vicenda: a patto che ci sia scritto qualcosa. Geief Chei non c'ha scritto niente nella sua mano, non ha futuro, niente, nisba, foglio bianco, tabula rasa. Prova a controbattere il giovane dell'Estistan: "Ma neanche un numero, uno scarabocchio, un W la Brenna?!"
"Niente"
"Non c'è scritto niente..."
"Niente"
E se ne esce dallo studio della chiromante in silenzio con la voce della vecchia che continua a ripetere: "Niente... niente..."
Adesso Geief vive più sereno, quei problemi che lo avevano messo in crisi sono stati ridimensionati e il vivere giorno per giorno lo ha reso un uomo nuovo. Ho fatto un'ultima domanda al ragazzo: "Cosa farai domani?"
E lui ha risposto: "Niente... o forse tutto"
mercoledì 9 aprile 2008
Dopo il mistero di "Mano", avvistato "Piedi".

a cura di Enzio Biagio
"Ci sentivamo tutti un po' più tranquilli, ma poi...", queste le stentoree parole della signora Wilkins di Port Ment-upon-Apon, ridente cittadina costiera della South Cost Gritannica, la costa delle cosiddette "seghe di pietrablu". Meta di veri e propri pellegrinaggi laici, le misteriose formazioni monolitiche si sono arricchite di maggior mistero. I turisti che sempre affollano le struttre alberghiere della zona, hanno riempito i loro obsoleti rullini fotografici e le loro memory cards oltre che di immagini delle "seghe di pietra blu" anche di "Piedi". A sconvolgere il canto astioso dei gabbiani tergiversi (rarità animale della zona), sono stati i numerosi avvistamenti di "Piedi". Subito è intevenuto lo storico sir Sem Galletti di Osford in qualità di massimo studioso del fenomeno di "Mano" (si vedano gli articoli precedenti sull'argomento) ha dichiarato: " trovo una strana e perniciosa circostanziaretà tra il fenomeno Mano e le apparizioni di Piedi, alchè suppongo senza predisporre, che l'antrofagenesi delle visioni sia pulviscolarmente diseguale, ma contigua e contingente". Riteniamo le parole dell'emerito professore chiarificatorie e, speriamo, utili alla corretta comprensione del fenomeno, anzi, dei fenomeni riportati. Piedi, Mano, i gabbiani tergiversi, verrebbe da dire: "c'è del marcio nel Sessex".
mercoledì 19 marzo 2008
Mano reloaded
a cura di Enzio Biagio
Dichiara stamani sul Maily News, il noto storico di Osford sir Sam Galetti: "Mano è tornata". Il mistero continua. La casalinga in pensione Mary Adalgise Sbrodinton di Norwelthon nel Sessex, ieri sera, aprendo la porta di casa per uscire, si è trovata una sorpresa. Cucù! E chi era? "Sembrava di essere nel film La Famiglia Addans", dichiara la simpatica e cicciotta signora. Un grande spavento, si, ma tanta gioia per i ricercatori che sono di nuovo sulle tracce di Mano. Verrebbe da dire: Viva viva l'Inghilterna!






